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Discriminazione di disabili dal Comune di Venezia: in aula l'11 settembre

Una coppia di anziani, disabili al 100%, abbandonata e discriminata dal Comune di Venezia nell'assegnazione degli alloggi popolari, avvia causa contro l'amministrazione presieduta dal sindaco Massimo Cacciari. Era il 7 maggio 2007 quando sul Corriere della Sera usciva l'articolo firmato da M. Fumagalli "Cacciari ai no-global: giusto occupare" in cui il sindaco di Venezia, prof. Massimo Cacciari, dichiarava "Se i Comuni non vi danno retta, fate bene ad occupare. Anche un capannone del centro storico di Venezia. Poi, in qualche maniera, ci si mette d'accordo". Sempre in tale articolo l'assessore alla Casa Mara Rumiz dichiarava: "Il percorso del Rivolta dimostra che, anzich� alimentare i conflitti, i problemi si possono risolvere col dialogo". Ci sono invece cittadini che preferiscono seguire la via della legalit� ma che, purtroppo, si trovano davanti a comuni che "non danno retta" e verso i quali � necessario rivolgersi alle autorit� competenti per ottenere ci� che la Legge assegna per diritto. Ed il caso � proprio nel comune di Venezia, proprio dell'amministrazione guidata dal Sindaco Cacciari e non � un caso qualunque. Si tratta di una coppia di anziani, entrambi invalidi civili al 100%, che dal 2002 (data della loro prima richiesta) attendono risposta dal comune per l'assegnazione di un alloggio popolare. Inseriti nell'ultimo bando (2005) del Comune di Venezia, a seguito di ricorsi sono "scesi" dal 147mo al 158mo posto nella graduatoria definitiva. I coniugi Tommasini vivono in un appartamento al terzo piano, senza ascensore, con 120 scalini (60 per scendere e 60 per risalire) che li rendono prigionieri in casa nonostante le loro patologie e certificazioni mediche prevedano la necessit� di deambulazione ma senza sforzi. Per tale situazione la figlia Sonia ha provveduto ad attivarsi presso il Comune di Venezia che, in un incontro nel dicembre 2006, dichiarava di non conoscere il caso ma che di fatto non ha provveduto ad attivarsi per la risoluzione della situazione. Nei mesi successivi, stante l'impossibilit� di poter contattare gli uffici preposti (i dipendenti non consentivano di accedere all'ufficio senza appuntamento telefonico ma telefonicamente l'ufficio era irraggiungibile), la figlia provvede a richiedere chiarimenti sulla situazione organizzativa degli uffici al Sindaco ed agli assessori competenti, attivando pure il difensore civico, e chiedendo all'amministrazione se ritenesse o meno i coniugi Tommasini un caso di emergenza sociale. Interpellato, il difensore civico interveniva e riscontrava lui stesso l'impossibilit� di comunicazione con gli uffici e dichiarava alla stampa locale che il caso dei Tommasini era particolarmente grave e che andrebbe gestito al di fuori delle normali assegnazioni degli alloggi ERP. L'amministrazione rispondeva nel frattempo tramite l'assessore Rumiz la quale si scusava con i Tommasini facendo presente che l'impossibilit� di contattare gli uffici era "presumibilmente" legata al carico di lavoro degli uffici stessi. Solo nel mese di giugno 2007 si riesce ad ottenere un nuovo appuntamento con l'ufficio preposto al quale viene fornita ulteriore documentazione stante il peggioramento sanitario e psicologico dei coniugi Tommasini dovuto all'alloggio. Successivamente a tale incontro la situazione non si � risolta e la situazione abitativa dei signori Tommasini � peggiorata: vengono forniti all'ufficio competente tramite fax certificati medici attestanti la necessit� di deambulazione di entrambi i coniugi Tommasini e l'impossibilit� di deambulare a causa della situazione abitativa in cui per poter uscire dall'appartamento si rende necessario superare 60 scalini per scendere e 60 scalini per ritornare a casa, condizione che rende prigionieri i due coniugi. A seguito del mancato intervento da parte dell'ufficio preposto, la figlia provvedere a scrivere una nuova lettera ai vertici dell'amministrazione comunale ponendo come termine il 30 giugno per un intervento da parte della stessa. Non avendo ottenuto alcuna risposta, i coniugi hanno quindi deciso di dare mandato ad un legale. L'udienza � fissata per dopodomani, 11 settembre 2007, alle ore 9.30. Dichiarazione del legale: "Il caso dei coniugi Tommasini � "esemplare" in senso negativo per un'Amministrazione comunale sorda, cieca, muta e irraggiungibile". Cos� commenta l'avvocato Antonino Attanasio, il legale che ha ricevuto mandato dai familiari dei coniugi Tommasini per adire le vie legali nei confronti del Comune. "La legge 67/2006 vieta la discriminazione sia diretta che indiretta" - prosegue il legale dei Tommasini. "E' quella indiretta la discriminazione pi� subdola perch� la norma viene applicata solo in apparenza, mentre in realt� schiaccia le persone disabili e le mette in condizione di svantaggio ingiusto. A questo si aggiunge poi uno stato fisiopatologico in progressivo peggioramento, che richiede un intervento sollecito dell'Amministrazione comunale o, in mancanza, del giudice".


09 settembre 2007

Francesco Demofonti

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